Il Decreto Omnibus 2026 introduce una rivoluzione fiscale per le flotte aziendali, con l’obiettivo dichiarato di incentivare il rinnovo dei veicoli e promuovere una mobilità più sostenibile. Le nuove regole, che entrano in vigore dal 1° gennaio 2026, ridefiniscono il calcolo del fringe benefit per le auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, introducendo criteri più stringenti basati sull’età del veicolo e sulla presenza di optional non standard.
Le principali novità:
- Aumento del 50% del valore del fringe benefit per le auto aziendali che abbiano superato i 5 anni dalla prima immatricolazione. Questo significa che, a partire dal sesto anno, il valore imponibile del benefit subisce una maggiorazione automatica, rendendo fiscalmente meno conveniente mantenere in flotta veicoli datati. La misura colpisce in particolare i modelli a benzina e diesel, già penalizzati dalle aliquote ordinarie introdotte dalla riforma del 2025.
- Maggiorazione del 5% per optional e allestimenti non inclusi nelle tabelle ACI: se l’auto è dotata di accessori o allestimenti extraserie non valorizzabili tramite le tabelle ufficiali e non acquistati direttamente dal dipendente, il valore del fringe benefit subisce un incremento forfettario del 5%. Questo per semplificare il calcolo e evitare interpretazioni ambigue, come emerso dopo l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025.
Obiettivi e impatti:
L’obiettivo del legislatore è duplice: ridurre l’impatto ambientale delle flotte aziendali, spingendo le imprese a sostituire i veicoli più inquinanti, e armonizzare il sistema fiscale con le esigenze di modernizzazione del parco circolante. La normativa, che modifica l’articolo 51, comma 4, lettera a) del TUIR, non introduce una nuova tassa, ma aumenta il valore fiscale del benefit, con ricadute dirette sia sui dipendenti (che vedranno crescere la tassazione IRPEF) sia sulle aziende (che dovranno gestire un onere contributivo maggiore).
Transizione e salvaguardie:
Per evitare discontinuità, il decreto prevede una clausola di salvaguardia: i comportamenti adottati dai datori di lavoro fino al 31 dicembre 2025 in materia di tassazione degli accessori non saranno soggetti a rimborso, anche qualora siano state versate imposte superiori rispetto alla nuova disciplina. Inoltre, per le auto ordinate nel 2024 e assegnate ai dipendenti a partire dal 1° luglio 2025, rimane confermata la possibilità di evitare il criterio del “valore normale”, più oneroso.
Cosa significa per le aziende?
Le imprese dovranno riconsiderare le strategie di gestione delle flotte, valutando se mantenere veicoli anziani o procedere con il rinnovo. In un contesto in cui il fringe benefit rappresenta una componente rilevante della retribuzione, la scelta potrebbe avere un impatto significativo sia sui costi aziendali sia sulla soddisfazione dei dipendenti.
Queste novità rappresentano una svolta nella gestione delle auto aziendali. Come pensate che le aziende italiane risponderanno a questa sfida? Sarà sufficiente a spingere verso una mobilità più green?